Servi di Maria - Genova
Parrocchia Santa Maria dei Servi




16-11-2018 Venerdì della XXXII sett. del Tempo Ord.

Gruppo Famiglia aprile 2018: Famiglia, culla di vocazioni

Nell'incontro odierno (07-04-2018), continuando a confrontarci con le schede dell'Arcidiocesi di Genova (anno pastorale 2013-2014) dal titolo "La Famiglia dono e speranza per il mondo", riflettiamo sulla  n° 8 intitolata "FAMIGLIA, CULLA DI VOCAZIONI" che ci propone, in apertura, la testimonianza di una coppia che scopre la vocazione cristiana in età adulta, grazie a un cammino di fede che li porterà a un radicale cambiamento di vita.

Vengono, poi, riportati i brani della Genesi relativi alla creazione dell’uomo e della donna, un passo dai Proverbi: “Come un uccello che vola lontano dal nido, così è l’uomo che va errando lontano da casa”, e due citazioni dal salmo 127 e dalla Lettera agli Efesini relative al fatto che, se il Signore non è al centro della costruzione della famiglia, invano l’uomo vi si affatica.

Le parole di papa Giovanni Paolo II, per lo più rivolte ai giovani, pongono l’accento sulla famiglia, in particolare sulla famiglia cristiana, vista come prima scuola di umanità e via di santificazione.

Infine la riflessione pastorale ci indica l’unità della famiglia come culla dei doni e dei carismi che Dio dona a ciascuno, il luogo dove ciascuno può individuare la propria personale vocazione.

Si conclude con gli spunti di riflessione sotto forma di domande, tra le quali ci è sembrata molto impegnativa soprattutto la quarta: Aiuti o hai aiutato i tuoi figli a scoprire e sviluppare la propria vocazione, qualunque essa sia?


Testimonianze: 

Mario e Andreina

La nostra esperienza, per certi versi, ha delle similitudini con la testimonianza proposta dal testo.

In realtà, a differenza loro, abbiamo sempre avuto la fede, ma all’inizio del nostro cammino era una fede piuttosto convenzionale e, possiamo dire un po' tiepida. Abbiamo cercato di vivere con una certa coerenza la nostra vita famigliare, proponendo, come si dice, sani principi ai nostri figli ma eravamo lontani da una fede autentica.

Avevamo in mente, però, ben chiara una cosa che ci era stata detta al corso prematrimoniale: i figli non sono nostra proprietà ma sono creature che Dio affida agli sposi per crescerli e farli maturare fino alla loro completa autonomia.

Perciò con i primi due figli, pur ragionando solo dal punto di vista umano, abbiamo rispettato le loro scelte. Entrambi a 19/20 anni hanno deciso di andare a vivere da soli e di lavorare fuori Genova. In particolare non è stato facile accettare la scelta estrema di Emanuele di vivere da solo in un borgo da tempo abbandonato, lavorando la terra e allevando animali, tra mille difficoltà.

Suor Elena con la sua famiglia, Mons. Nicolò Anselmi e P. Sergio

Nella fase della maturità, verso i 50 anni, due esperienze che ci erano state proposte, gli Incontri Coniugali e un pellegrinaggio mariano, hanno cambiato radicalmente il nostro percorso di fede che, come per gli sposi della testimonianza, è diventato un percorso più consapevole e, soprattutto, di coppia.

Pur non rinnegando il passato ma ringraziando il Signore per i doni ricevuti, abbiamo cominciato a ripensare la nostra vita famigliare alla luce di questa fede rinnovata.

In questa fase ci ha colto la decisione di nostra figlia terzogenita che, dopo tre anni di felice fidanzamento, ci ha comunicato di voler entrare in una Congregazione di suore. Coerentemente con il nostro credo, abbiamo accolto subito la sua decisione ma poi abbiamo dovuto lavorare molto su noi stessi per accettarne le conseguenze nella pratica quotidiana, a cominciare dal distacco che abbiamo sentito più forte rispetto all’esperienza fatta con i primi due figli.

Elena ci ha fatto capire che ci sono molti modi per sentirsi vicini e che quello ottenuto attraverso la preghiera e l’offerta al Signore della propria giornata è certamente il modo più sicuro ed efficace.

Così pian piano ci siamo resi conto di sentirci parte della famiglia delle suore della P.O.R.A. e di pensare a ciascuna di loro come a membri della nostra.

 

Per concludere, vorremmo aggiungere ai testi sacri proposti dalla scheda il brano tratto dal capitolo secondo del Vangelo di Luca.

Luca 2, 41 – 50:

I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa della Pasqua. Quando egli ebbe 12 anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo. Ed egli rispose loro: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”.

 

Questa esperienza vissuta da Maria e Giuseppe, genitori terreni di Gesù, al di là del significato salvifico e divino del brano, può essere paragonata a quella di qualunque genitore che si trova improvvisamente spiazzato di fronte a un figlio divenuto “grande” (il periodo tra il dodicesimo e il tredicesimo anno è, nella tradizione ebraica, il termine per l’avvio alla pratica di tutti i precetti contenuti nella Legge).

Anche la frase “occuparmi delle cose del Padre mio” può essere applicata a ogni essere umano, se interpretata nel senso di “fare la volontà del Padre”, ossia seguire la strada che Dio ha pensato per ognuno di noi e per la quale ha fornito a ciascuno carismi e strumenti. Perciò il compito dei genitori cristiani, alla luce della fede, è proprio quello di aiutare i figli a capire quale sia la volontà del Padre per ciascuno di loro. Viene naturale, quando si diventa genitori e quando i figli crescono, pensare e provvedere a ciò di cui essi hanno bisogno, secondo la personale idea di ciò che vada bene per loro; invece bisogna fornire loro i mezzi per scoprire i propri talenti ed effettuare le proprie scelte, da quelle quotidiane fino a quella definitiva della propria vita.

 

Suor Elena

Inizio riportando una frase che ho ascoltato in questi giorni a un incontro sull’educazione:

“Tutti pensano che la famiglia ideale sia la famiglia “Mulino Bianco” ma in realtà essa è l’esempio del non-ascolto. La famiglia ideale è invece la famiglia Adams: si vogliono bene, litigano, trovano delle soluzioni, si accettano per quello che sono.”

Io ritengo di essere vissuta in una famiglia Adams.

Nell’infanzia la fede nasce sicuramente dalla famiglia ma è già anche un fatto personale che ognuno vive a modo proprio. Ritengo che la scelta vocazionale che ho fatto sia una scelta forte ma di questo ho avuto esempi in famiglia: la vita dei miei genitori che hanno perseguito con determinazione i loro obiettivi, i sacrifici e le difficoltà che hanno superato insieme e, sicuramente la scelta coraggiosa di mio fratello Emanuele. Insomma una scelta forte viene da altre scelte forti.

Un pregio della nostra famiglia è quello di aver permesso ai figli di scoprire la propria strada attraverso libertà e responsabilizzazione. Ad esempio a me è servito molto che i miei genitori mi dessero una piccola paghetta mensile per comprarmi ciò che desideravo: questo mi ha permesso di imparare a regolarmi da sola e a operare delle scelte autonome. È stato importante per noi figli anche l’essere messi a parte dei problemi e il poter contribuire alla loro soluzione con i nostri pareri; è stato utile soprattutto per me che sono la più piccola, con grande differenza di età dai miei fratelli.

Il periodo più difficile della vita in famiglia è stato per me, come penso per tutti, quello dell’adolescenza, l’età dei grandi litigi. Massima aspirazione sembrerebbe vivere senza i genitori. Ma, ripensandoci ora, credo che i figli esagerino perché sanno che i genitori ci saranno sempre. Con nessun altro, neppure col migliore amico, si userebbero quei modi, per paura di perderlo mentre, seppure a livello inconscio, si ha la certezza che i genitori non ci abbandoneranno comunque.

È vero anche che le ferite più grandi si aprono proprio in famiglia perché spesso vengono deluse le reciproche aspettative. In particolare noi figli, da piccoli, vediamo i genitori come modelli di perfezione ma poi, crescendo, scopriamo che anch’essi non sono perfetti e questo ci delude. La non-perfezione, comunque, è un valore aggiunto.

Quando un figlio diventa adulto, infine, si accorge che molte delle cose che i genitori proponevano o imponevano sono giuste, cioè gli insegnamenti ricevuti riaffiorano sempre, magari dopo vent’anni.

Come è avvenuta la mia scelta di vita?

Sono convinta che la scelta di ciascuna vita esista già prima di noi, il problema è riconoscerla attraverso i segni che Dio manda nell’arco della vita, e farla propria. Escluso il periodo dell’adolescenza, ho sempre avuto una fede mia; il mio carattere non facile mi ha portato a cercare varie esperienze di fede e a “provare” vari gruppi. Ho conosciuto le suore della P.O.R.A. andando con un amico all’Adorazione del 3° giovedì. Nel frattempo avevo conosciuto un bravo ragazzo con cui sono stata fidanzata per 3 anni e mezzo e con il quale facevo progetti per il futuro. In quel periodo della mia vita avevo ottenuto tutto quello che mi ero proposta: stavo concludendo gli studi che mi piacevano, avevo la prospettiva di formare una bella famiglia cristiana, avrei avuto una professione che mi permetteva di conciliare la vita familiare con quella lavorativa. Ero “arrivata” in tutto ma non mi sentivo appagata. Che cosa mi mancava? Anni prima, durante un pellegrinaggio a Lourdes, davanti alla grotta avevo avuto l'intuizione di pregare per i Sacerdoti. Un giorno, durante l’Adorazione dalle suore della P.O.R.A., mi sono scoperta a pensare: “Come sarebbe bello essere al loro posto!”  Ho scacciato subito questo pensiero ma poi, pian piano, ha preso corpo dentro di me fino a diventare concreto, un desiderio che ho scoperto essere il più profondo, anche se nascosto. Allora ho deciso di lasciare il mio fidanzato e di comunicare ai miei genitori che sarei entrata tra le suore della P.O.R.A.

 

Padre Robert

Sono nato in una famiglia semplice, cattolica ma non praticante, composta da 7 figli, tre maschi e quattro femmine, di cui io sono il primogenito. Per descriverla dico che mangiavamo tre volte al giorno con il lavoro di mio padre pescatore, ma non potevamo permetterci molte cose, come per esempio invitare amici a pranzo. Frequentavo però il catechismo e le mie due catechiste hanno gettato in me molti buoni semi; poi ho iniziato la formazione come chierichetto, più che altro perché mi piaceva una ragazzina.

Ho poi vinto una borsa di studio con cui ho potuto frequentare una scuola cattolica e mi piaceva molto studiare. Per avere voti migliori, bisognava frequentare la Messa: prima era solo un obbligo ma poi pian piano è divenuta tanto importante per me.

In questa circostanza ho conosciuto un frate Servo di Maria, che mi spiegava ogni cosa in modo semplice: è stata la prima persona che ho invitato a casa mia ed è piaciuta molto anche ai miei genitori. Con la sua guida ho continuato la mia formazione e ho capito molte cose tra cui la differenza tra un prete diocesano e un religioso.

È stato questo frate a farmi scoprire la vocazione al sacerdozio ma i miei genitori non erano d’accordo perché nelle Filippine il figlio primogenito ha la responsabilità della famiglia e deve seguire il mestiere del padre. Comunque sono andato a studiare a Manila nel collegio dei frati e ho avuto come primo maestro Padre Benito. Non è stato facile passare da un piccolo paese a una grande città. Quando mia madre mi ha visto con il saio nero, si è molto commossa e finalmente mi ha dato la sua benedizione.

Alla mia professione era presente una delle mie prime catechiste che piangeva di felicità. Credo che essere catechisti sia molto importante perché si gettano dei semi che non muoiono, anche se in apparenza sembra il contrario.

L’8 dicembre 2017 sono stato ordinato sacerdote nelle Filippine; il sacerdozio per noi frati è un ministero aggiunto.

Per due anni continuerò gli studi presso il Marianum di Roma dove mi fermo dal martedì al giovedì, mentre negli altri giorni vivo nella comunità di Genova.

 
Padre Robert M. Solis e Padre Johnas M. Murallon

 

Padre Johnas

 Anch’io sono figlio primogenito con due sorelle, perciò anche i miei genitori non vedevano di buon occhio la mia scelta di entrare nei frati Servi di Maria. Mio padre, però, ha firmato il foglio per il consenso (senza leggerlo molto attentamente…) mentre mia madre non voleva proprio lasciarmi andare. Per tutto il primo anno telefonava ogni sera in convento per sentirmi, con mio grande imbarazzo.

Essendo sarta, ha cucito per me la prima casula, lavorando di notte, ma piangeva ancora poco prima della mia professione. Solo quando mi ha visto disteso davanti all’altare mi ha dato la sua benedizione e ha capito che quella era la scelta per me.

Famiglia   Gruppi   Home

Famiglia   Gruppi   Home


Parrocchia Santa Maria dei Servi - Largo Santa Maria dei Servi, 5 - 16129 Genova - p.i.: 95016550105
Tel. 010 564077 - Fax 010 581409 email: parrocchia@servidimariagenova.it
Copyright © 2016 - Parrocchia Santa Maria dei Servi di Genova - Tutti i diritti riservati