Servi di Maria - Genova
Parrocchia Santa Maria dei Servi




17-10-2018 Mercoledì della XXVIII sett. del Tempo Ord.

Gruppo Famiglia febbraio 2018: Famiglia e feste

Il Gruppo Famiglia della Parrocchia di S.Maria dei Servi ha stabilito, per l'anno 2018, di riprendere le riflessioni sulle schede dell'Arcidiocesi di Genova (anno pastorale 2013-2014) dal titolo "La Famiglia dono e speranza per il mondo", a completamento di quanto esaminato negli anni precedenti.

Nella riunione mensile del 17 febbraio 2018 si sono esaminate la scheda 22 – Famiglia e feste che celebrano la vita, e la scheda 23 – Famiglia e festa: i tempi della famiglia

Ecco un resoconto con le riflessioni dell'incontro:

Bisogna anzitutto intendersi sul significato della parola “festa”

Diciamo “domani siamo in festa” e intendiamo dire che non lavoriamo, abbiamo tempo libero, ma è questa festa anche per il disoccupato?

Oppure si va alla festa del paese a ballare, mangiare, divertirsi magari senza condividere nulla con chi ci sta intorno, ma “divertimento” (dal latino divergere volgere lo sguardo altrove) non è festa, è distrazione.

L’uomo moderno ha inventato il tempo libero, ma sembra aver dimenticato la festa. La domenica ad esempio è vissuta socialmente come “tempo libero”, nel quadro del “fine settimana” (weekend) che tende a dilatarsi sempre più e ad assumere tratti di dispersione e di evasione.
Il tempo del riposo è vissuto come un intervallo tra due fatiche, l’interruzione dell’attività lavorativa, un diversivo alla professione.
Privilegia il divertimento, la fuga dalle città..  La sospensione dal lavoro è vissuta come pausa, in cui cambiare ritmo rispetto al tempo produttivo, ma senza che diventi un momento di ricupero del senso della festa, della libertà che sa stare-con, concedere tempo agli altri, aprirsi all’ascolto e al dono, alla prossimità e alla comunione.
La festa come un tempo dell’uomo e per l’uomo sembra eclissarsi, diventa solo tempo libero che fa riposare (o fa evadere) l’animale uomo per rimetterlo a produrre.
Forse dovremmo prendere esempio dalle feste dei bambini che si incontrano, si conoscono, si raccontano qualcosa…

 

Come dice il libretto a pag. 5, la festa soprattutto per i cristiani,  è una realtà di vita e non solo un momento di sosta o di riposo dal lavoro.

Il mondo odierno tende ad associare al tempo festivo prevalentemente gli ambiti del divertimento, dello svago, del fare ciò che pare e piace, in una dimensione privata e poco familiare o comunitaria. Si può fare festa, invece, in famiglia o in comunità per ricordare, per ringraziare, per accogliere e ospitare, per celebrare passaggi, scelte e  cambiamenti.
La festa cristiana poi è espressione individuale e collettiva di gratitudine per quanto si è ricevuto, celebra ciò che è avvenuto e che dà fondamento alla nostra fede, è espressione di preghiera e speranza…

Nei nostri ricordi di infanzia più belli prevalgono i momenti di festa in famiglia: Natale, compleanni dove sentivamo i parenti, gli amici intorno a noi e noi ci sentivamo più vicino a loro e allora la festa deve anche essere un momento di reciproca valorizzazione (ti invito perché ti stimo; tu vieni e ti ricordi che mi vuoi bene).
Festa è prima di tutto accostarsi agli altri in un modo straordinario rispetto agli incontri quotidiani: il pranzo di tutti i giorni è quello della sopravvivenza, quello della festa è quello per vivere la gioia dell’incontro: si parla con gli amici, i parenti che vediamo solo ogni tanto, dei nostri problemi, delle nostre speranze, ci si conforta, ci si promette aiuto perché la festa fortifica i legami, consolida l’appartenenza a una famiglia, un gruppo… Ci si sente accomunati da qualcosa di più profondo dei contratti o degli interessi.

 

A questo proposito è significativa una frase di Benedetto XVI presa dalla citazione di pag. 7 del libretto  “Omelia S. Messa al VII Incontro Mondiale delle Famiglie”:

Famiglia, lavoro, festa: tre doni di Dio, tre dimensioni della nostra esistenza che devono trovare un armonico equilibrio. Armonizzare i tempi del lavoro e le esigenze della famiglia, la professione e la paternità e la maternità, il lavoro e la festa, è importante per costruire società dal volto umano.

Nella festa poi non c’è solo l’incontro con chi ci è vicino, ma nasce più facilmente il ricordo di chi era con noi in altri momenti di festa, di chi è lontano o ammalato e non puo’ venire.

 

Per noi cristiani inoltre c’è il terzo comandamento: Ricordati di santificare la festa.

 È uno dei comandamenti senza il non (non uccidere, non rubare, più facili da eseguire perché  basta non fare).  Qui invece bisogna fare e come dice il libretto a pag. 3 forse talvolta siamo noi che crediamo che l’incontro con Dio (la Messa) sia solo un dovere, un precetto e non una festa, fatica e non riposo, lavoro e non vacanza.
È come se nelle nostre feste tra amici ci fosse solo la scocciatura di preparare il pranzo.
La festa cristiana è espressione individuale e collettiva di gratitudine per quanto si è ricevuto, celebra ciò che è avvenuto e che dà fondamento alla nostra fede, è espressione di preghiera e speranza… Vivere la festa è qualcosa di più di non lavorare o presenziare passivamente alla Messa (pag.5).
Tutti i giorni, se lo vogliamo, possiamo incontrare Gesù che ci chiede di offrire l’impegno quotidiano, ma la festa è un momento straordinario e dobbiamo incontrare Gesù in un modo straordinario.

E se Gesù abita la festa, nondimeno ci dà indicazioni su come viverla, e la prima richiesta che ci fa è di prepararci alla festa (pag3 e il vangelo delle vergini sagge).

Questo vale ancor di più per le grandi feste che celebrano la vita:          Battesimo, Comunione, Cresima, Matrimonio.
Non dobbiamo preparare solo il banchetto, ma dobbiamo renderci proprio conto di ciò che stiamo celebrando, tutti gli sposi o i bambini protagonisti come gli invitati che altrimenti non hanno partecipato alla festa, l’hanno solo vista come quella di un film o di uno sceneggiato televisivo, perché queste feste segnano l’intervento di Dio nella storia della famiglia, così come devono  segnare il momento favorevole per il rendimento di grazie, per l’implorazione, per l’abbandono fiducioso della famiglia al comune Padre che sta nei cieli" (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 59 e pag.4 libretto).

Allora il regalo più bello che possiamo fare al festeggiato è pensare un po' di più al vero significato della sua festa e alla sincera partecipazione a cui siamo chiamati.

 

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